TOMMASO D'ELIA

Nato a Roma nel 1952, dal 1976 lavora come giornalista. Dal 1980 realizza reportage freelance in Afghanistan, Indonesia, USA. Vive in Brasile dal 1985 dove è caporedattore di un settimanale. Nel 1990 realizza il suo primo documentario sul rientro di Rigoberta Menchu in Guatemala. Tra i suoi altri lavori: ''500 anni dopo: L'eredità di Colombo'' (1992), ''Il Quinto Sole: sul sentiero dei Maya'' (1995), un reportage tv in Giordania ''Polveri di Giordania''.
Nel 2005 realizza insieme ad Alessandro Pesce il documentario ''Invisibili - Adivasi Dalit e la Narmada'': navighiamo lungo il fiume Narmada, le cui valli sono popolate dagli Adivasi, nativi di questi territori da millenni. Scopriamo i loro villaggi, il loro lavoro, le loro scuole, la loro lotta, ed anche il monsone, che sommerge e devasta. Il fiume Narmada, 1800 km, uno dei sette fiumi sacri dell'India, bloccato da cinque enormi dighe e tremila dighe minori sui suoi affluenti, forma uno tra i più grandi bacini del pianeta. Questo progetto è stato sovvenzionato fino al 1992 dalla Banca Mondiale, che si è poi tirata indietro. Completata la costruzione di quasi tutte le dighe, centinaia di migliaia di individui sono stati trasferiti altrove: vengono ora chiamati "riabilitati". Oltre 100.000 famiglie sono state private della loro terra e della loro identità. Questo lavoro mira a far conoscere la condizione degli Adivasi e far comprendere quanto, in nome del progresso, si stia perdendo in termini di conoscenza del rapporto uomo-natura. Fanno da guida in questo viaggio alla scoperta della realtà degli Adivasi: Sanjay Mitra, ingegnere e fotografo da 25 anni nei territori Adivasi, Medha Paktar, 'la signora di Narmada', leader dell'NBA (movimento di resistenza non violento per la salvaguardia del fiume Narmada), Madhuri Ben, leader 'Jagrit Adivasi Dali Sangathan', Munir Fasheh, fondatore Arab Education Forum, Payal Parek, climatologa del MIT of Boston.
Nel 2006 vola in Cile insieme a Daniela Preziosi e Ugo Adilardi per ricostruire nel docuemntario ''Calle Miguel Claro 1359'' la storia dell'ambasciata italiana durante il periodo del Golpe di Pinochet. Santiago del Cile, 11 settembre 1973. L'Ambasciata italiana si riempie di “asilati” fino all'aprile del '75 quando viene chiusa e l’ultimo rifugiato ottiene il salvacondotto. 600 persone vengono salvate e portate fuori dall'orrore cileno. Le testimonianze umane, i ricordi, i sentimenti degli “asilati” si intrecciano e sovrappongono con immagini e riflessioni sul Cile di oggi e le contraddizioni dello sviluppo. ''Calle Miguel Claro 1359'' vince il premio per il miglior documentario al festival di Siena 'Hai visto mai', e il premio per il miglior documentario Roberto Rossellini per la Pace 'MEDfestival' di Paestum.
Da sottolineare nella produzione di D'Elia è la collaborazione, ormai triennale, con il Rototom Sunsplash Reggae Festival: ''Rototom Sunsplash: Nord Est - Italia'' (2005), ''Pacha Mama Baby'' (2006), ''In un altro pianeta'' (2007) sono tre documentario firmati da D'Elia che raccontano lo svolgimento del più importante festival di reggae europeo che si svolge ogni anno a Osoppo in Friuli. L'ultimo dei tre, il più recente, (''In un altro pianeta'') della durata di 50 minuti è stato registrato durante l’edizione 2006 del Rototom Sunsplash, il film racconta, attraverso la musica e le testimonianze di personaggi autorevoli e di ragazzi e ragazze che frequentano il festival, che esiste un luogo dove la tolleranza diventa strumento di scambio, di comunicazione e trasmissione dei saperi. Un festival di musica reggae con una forte impronta sociale e di comunicazione. Unico nel suo genere in Italia, tra pochi nel mondo.
Francois Houtard (sociologo, tra i fondatori del World Social Forum) e Renato Kizito Sesana (missionario Comboniano in Africa) ci raccontano l’importanza dell’acqua; don Andrea Gallo (comunit‡ recupero tossico-dipendenti di Genova) della lotta alla ‘pedagogia nera’, Franco Corleone (FuoriLuogo/Forum Droghe, ex sottosegretario alla Giustizia) della situazione nelle carceri italiane; Cindy Sheehan, madre di un marine Usa morto a Baghdad, attivista pacifista; Domenico Leggiero ‘Osservatorio militare’ della strage di Nassyria; Giuliano Giuliani, il padre di Carlo, morto durante gli scontri contro il G8 di Genova; e poi Leuren Moret esperta di radiazioni nucleari; Yvonne Gayle, jamaicana; Giovanni Canitano, fotografo di musica; Mario Andolina, pediatra a Trieste.
E poi ancora i racconti di Kia, RasMat e Rastaflat, del forum del Rototom, che seguiamo nei posti di lavoro, in famiglia e al raduno d’Osoppo... E tanta musica con Steel Pulse, Africa Unite, Morgan Heritage, Zoe & Smoke, Groundation, Luciano.
L'ultimo video di Tommaso D'Elia '''na stranizza d'amuri'' (2007), incentrato sulla figura di Rita Borsellino, è il frutto di un lavoro collettivo complesso trascorso a fianco dell’onorevole Rita Borsellino per raccontare la straordinaria normalità di una donna impegnata in politica, per parlare di come prosegue il progetto di “Un’altra storia”: abbiamo seguito Rita nel suo lavoro quotidiano, tra la presentazione di un libro e i colloqui all’Ars; siamo saliti con lei sull’auto blindata, l’abbiamo seguita al mercato del Capo senza mai dimenticare la Sicilia, la terra dove la sorella del magistrato ucciso dalla mafia ha scelto di schierarsi contro Totò Cuffaro. Un reportage tra Palermo, Corleone, San Giuseppe Jato, Monreale, Piana degli Albanesi e Portella della Ginestra, tra le “isole della resistenza” alla mafia passando tra i senza casa che hanno occupato la cattedrale e l’Albergheria di padre Cosimo Scordato. Le testimonianze del magistrato Antonio Ingroia, del padre missionario comboniano Alex Zanotelli, dell’82enne candidata nella lista “Rita” Sarina Ingrassia, si alternano a quella dell’onorevole Borsellino per raccontare i sentimenti e le riflessioni di chi oggi è schierato contro le mafie. Accanto a loro le esperienze di un nuovo impegno: la cooperativa che gestisce i terreni confiscati al clan dei corleonesi, il nuovo antiracket a Palermo, i giovani che da tutt’Italia sono rientrati in Sicilia con il Rita Express per partecipare alla campagna elettorale del 2006, sognando una terra liberata dalle mafie. Le immagini ci riconsegnano una Sicilia bellissima, sempre a metà tra il mito e l’orrore. Un percorso di 52 minuti tra coloro che lottano quotidianamente contro la violenza e il sopruso. Venerdì la prima con la partecipazione di Rita Borsellino, di Antonio Ingroia e degli autori Tommaso D’Elia, Alex Corlazzoli, Silvia Bonanni e Jerome Nicolas.
D'Elia è anche autore di un libro fotografico Afghanistan, venticinque anni fa. Se si sfoglia il libro si percepisce immediatamente che non è solo un catalogo di una splendida mostra fotografica che da due anni è in giro per l'Italia. Questo volume, infatti, invita alla riflessione, alla constatzione tristemente ovvia che a distanza di un quarto di secolo, la sorte degli afgani non sia cambiata per nulla. Certo, ci sono state di recente le libere elezioni per il parlamento, ma la guerra in questo paese sembra non uscire mai di scena. Tommaso D’Elia è stato in quei posti nel 1980, subito dopo l’invasione dei russi. I suoi scatti in bianco e nero, come ci dice lo stesso D’Elia, sono:“foto di guerra e di guerrieri, un po’ briganti e un po’ antichi. Foto di quotidianetà in quel luogo di guerre interminabili”. Ogni azione fotografata è relativa alla guerra: c’è un medico con i suoi strumenti, un paziente vittima di una granata, c’è un bambino che ride, un prigioniero, un ragazzo con lo sguardo più adulto della sua età; e c’è poi la guerra stessa: carico e trasposrto armi, un campo profughi, un autoblindo in fiamme… Tommaso D’Elia come ci racconta Daniela Preziosi (giornalista e prefatrice) “non attraversa i luoghi, ma si lascia attraversare. Punta l’obbiettivo, come altre volte punta la telecamera, e dalla geografia passa alla storia. Istintivamente sta dalla loro parte. Dell’obiettivo, e non solo… i suoi afgani si specchiano in lui, lo riconoscono. Si può ottenere tanto da un obiettivo ad una sola condizione: quella di dare altrettanto”. Le foto sono accompagnate da didascalie scitte ad hoc da Giovanna Jacono (profonda conoscitrice di cultura islamica), inoltre sono presenti citazioni da storielle e leggende afgane, stralci di sceneggiature di film, una frase di Susan Sontag, il tutto in due lingue (italiano e inglese). Questo piccolo libro, 64 pagine, è un emozionante percorso nella memoria di un paese, è un invito ad una doverosa riflessione sulle questioni dell’Afghanistan, sulla guerra, sulla violenza e sulla speranza e il diritto che ha un popolo di tornare a vivere in pace.